{"id":28189,"date":"2020-12-03T09:15:26","date_gmt":"2020-12-03T09:15:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/?p=28189"},"modified":"2020-12-09T15:23:16","modified_gmt":"2020-12-09T15:23:16","slug":"intervista-cleto-munari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/it\/intervista-cleto-munari\/","title":{"rendered":"Intervista a Cleto Munari | Editore di oggetti unici e senza tempo"},"content":{"rendered":"<p><strong><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-28219\" src=\"https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1.jpg 800w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-400x300.jpg 400w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-533x400.jpg 533w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-461x346.jpg 461w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-213x160.jpg 213w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-427x320.jpg 427w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-192x144.jpg 192w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-440x330.jpg 440w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-640x480.jpg 640w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-munari-Vassoooo-1-122x92.jpg 122w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>La sua traiettoria artistica \u00e8 sempre stata poliedrica, portandola ad interpretare contemporaneamente diversi ruoli. Designer, imprenditore, editore, gioielliere, artista: come le piace definirsi?<\/strong><\/p>\n<p>Al momento, come una sorta di <em>editore. <\/em>Un mio caro amico, Neri Pozza, editore per Mondadori, era solito dirmi: io sono un editore di libri, tu sei un editore di oggetti importanti. Ora \u00e8 cos\u00ec che mi piace definirmi, un editore sempre in cerca del suo prossimo <em>bestseller. <\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il suo esordio nel mondo del design \u00e8 arrivato relativamente tardi, a quarant\u2019anni. Cosa l\u2019ha spinta a intraprendere questo percorso? Com\u2019\u00e8 stato inoltrarsi nella scoperta del mondo del design?<\/strong><\/p>\n<p>La mia attivit\u00e0 nel mondo del design ha avuto inizio verso i 45 anni, in un momento della mia vita relativamente avanzato, certo, ma che considero anche oggi perfetto data la vasta gamma di interessi che avevo coltivato fino a quel momento. Cavalli, tennis, biliardo, carte, donne; in 25 anni non mi ero fatto mancare nulla. A quel punto cominciai ad avvertire il desiderio di accasarmi e dedicarmi a qualcosa di nuovo, cos\u00ec pensai di rivolgermi al mondo del design. Da tempo infatti ero appassionato del settore, soprattutto la grafica, cos\u00ec pensai fosse una buona idea continuare in quella direzione. Riflettendoci a posteriori, posso dire di essere stato allora guidato da passione, intraprendenza e indubbiamente, un pizzico di fortuna.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ricorda un particolare evento che secondo lei ha segnato la sua strada nel mondo del design?<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1970, l\u2019epoca in cui la fiera di Milano, l\u2019allora Fiera Campionaria, esponeva non solo mobili, ma tutto ci\u00f2 che avesse attinenza al mondo produttivo italiano, mi ritrovai a partecipare e vincere il primo premio come designer emergente per una piccola caraffa che avevo disegnato per conto di una azienda. Il successo di quel mio tentativo non solo mi stup\u00ec molto, ma convinse che in qualche modo avrei potuto intraprendere quel percorso. Gi\u00e0 allora avevo avuto modo di conoscere alcuni grandi designer dell\u2019epoca come Gio Ponti, Marco Zanuso e Mario Bellini, ma l\u2019incontro pi\u00f9 importante fu di certo quello con Ettore Sottsass di cui divenni grande amico.<\/p>\n<p>Infine nel 1973 si trasfer\u00ec a Vicenza Carlo Scarpa. Caso volle che Ettore Sottsass fosse suo grande amico, cos\u00ec in breve le nostre conoscenze comuni ci portarono a conoscerci e diventare amici. Senza dubbio fu Carlo Scarpa a segnare un punto di svolta nella mia vita, cambiandomi per sempre e orientando da allora ogni mio passo futuro. Se non fosse stato per lui non so cosa farei ora, il barbone probabilmente *ride*. Lui ed Ettore Sottsass mi hanno cambiato la vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019incontro con Carlo Scarpa ha segnato il suo destino, sia personale che professionale. Ci parli un po\u2019 del vostro rapporto. Quanto pensa l\u2019abbia cambiato conoscere un genio come lui?<\/strong><\/p>\n<p>Carlo Scarpa era, per dirlo in dialetto veneto, \u201c<em>un ostia<\/em>\u201d; una persona particolare e introversa, consapevole e cosciente delle proprie capacit\u00e0. Sapeva di essere considerato uno dei pi\u00f9 grandi architetti del tempo non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Frank Lloyd Wright lo ammirava molto e veniva da Scarpa totalmente ricambiato, tant\u2019\u00e8 che spesso si pu\u00f2 notare una grande influenza wrightiana nella sua architettura.<\/p>\n<p>Essendo un uomo naturalmente introverso e diffidente, non fu facile avvicinarlo. La prima volta che lo incontrai mi salut\u00f2 appena e con freddezza. Fortuna volle per\u00f2 che riuscii a entrare nelle grazie della moglie, la quale mi invit\u00f2 a casa loro per cena. Dal quella sera del \u201863 fino al \u201878 mi ritrovai a far loro visita tutti i giorni, quando c\u2019era il professore, dalle 9 della mattina fino alle 11 di sera. In quelle occasioni si parlava d\u2019arte, design e architettura contemporanea. Se potevo, lo accompagnavo ovunque andasse. I suoi programmi fondamentali erano le cene e le colazioni. Amava moltissimo i vini preziosi, lo champagne e il caviale e le fragoline di bosco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cosa ci racconta di Ettore Sottsass. Che tipo di persona era e che rapporto avevate? <\/strong><\/p>\n<p>Divenni amico di Sottsass prima ancora che con Carlo Scarpa. In quegli anni Ettore veniva spesso a casa mia, ogni 15 giorni circa, perch\u00e9 amava e preferiva l\u2019ospitalit\u00e0 delle persone piuttosto che quella degli alberghi. Con lui e Carlo Scarpa organizzavamo dei bellissimi weekend in compagnia anche di Vittorio Gregotti, Roberto Sambonet e altri ancora. Ogni volta erano colazioni e cene luculliane. A mio parere, Sottsass ha saputo anticipare di 30 anni il mondo del design, creando negli anni \u201860 opere poi apprezzate pi\u00f9 tardi, negli anni \u201890.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nel laboratorio da lei creato si sono nel tempo intervallati designer di fama internazionale. Come \u00e8 stato vivere in quell\u2019ambiente colmo di talenti? <\/strong><\/p>\n<p>Grazie a Carlo Scarpa ebbi modo di inoltrarmi col tempo sempre pi\u00f9 nel mondo del design, viaggiando fra Danimarca, Svezia, Finlandia e oltre per conoscere i pi\u00f9 grandi maestri dell\u2019arredamento scandinavo degli anni \u201950. Fu in questo periodo che conobbi Timo Sarpaneva, Alvar Aalto, Tapio Wirkkala e altri ancora.<\/p>\n<p>Viaggiavo per conoscerli, non per altro, e scoprire ci\u00f2 che li rendeva grandi. Da parte mia avevo non solo la passione, ma il lasciapassare di Carlo Scarpa la cui notoriet\u00e0 e ammirazione internazionale mi fornivano ovunque andassi una sorta di passepartout.<\/p>\n<p>Conoscere quelle persone \u00e8 stato per me una grande fonte di ispirazione, nonch\u00e9 un modo privilegiato di capire sempre pi\u00f9 il mondo del design e farlo mio. Attraverso i loro occhi riuscivo a capire ci\u00f2 che a molti altri era negato, la chiave della loro arte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Oltre ai nomi gi\u00e0 citati, lei nella vita ha avuto occasione di lavorare con tanti grandissimi mostri sacri della cultura del Novecento, negli ambiti pi\u00f9 disparati: architettura e design, chiaramente, ma anche arte, letteratura, moda&#8230; Ci pu\u00f2 raccontare qualche incontro che le \u00e8 rimasto particolarmente nel cuore?<\/strong><\/p>\n<p>In vita ho spaziato da una parte all\u2019altra del mondo, viaggiando per immergermi nelle mie molteplici passioni inerenti non solo il design, ma anche Arte, Architettura, Musica e altro ancora. Ogni volta incontravo personaggi incredibili. Ricordo che nell\u201986, durante la mostra organizzata per me da Hans Hollein nella \u00d6sterreichische Galerie Belvedere di Vienna, ebbi la fortuna di incontrare il principe Schwarzenberg. Lui mi present\u00f2 il poeta V\u00e1clav Havel, all\u2019epoca dissidente del regime comunista, con cui passammo la giornata. Mi disse allora che se mai un giorno fosse tornato a Praga, la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stato organizzare una mostra dedicata a me. Quando nel \u201992 Havel torn\u00f2 effettivamente in Repubblica Ceca, dove venne eletto presidente, si dimostr\u00f2 un uomo di parola. Mi invit\u00f2 ad allestire una mostra nientemeno che nel castello di Praga.<\/p>\n<p>Un\u2019altra personalit\u00e0 particolare fu Nagib Mahfuz, nobel per la letteratura. Volle conoscermi dopo che gli dedicai una delle mie penne. Io e mia moglie volammo fino in Egitto per poter passare del tempo insieme.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-28192\" src=\"https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1.jpg 800w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-400x300.jpg 400w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-533x400.jpg 533w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-461x346.jpg 461w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-213x160.jpg 213w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-427x320.jpg 427w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-192x144.jpg 192w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-440x330.jpg 440w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-640x480.jpg 640w, https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cleto-Munari-in-his-studio-1-122x92.jpg 122w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p><strong>Nei moltissimi campi in cui lei si \u00e8 distinto, il design di oggetti \u00e8 sicuramente uno dei pi\u00f9 notevoli. I suoi pezzi sono esposti nei musei di tutto il mondo. C\u2019\u00e8 un progetto nel particolare che pensa l\u2019abbia segnato pi\u00f9 di altri? E uno che abbia determinato la sua carriera di designer?<\/strong><\/p>\n<p>Mi piace pensare che il mio percorso come designer sia cominciato un po\u2019 alla maniera dei \u201cserventini\u201d. A Venezia abbiamo delle scuole del vetro dove giovani ragazzi chiamati appunto \u201cserventini\u201d apprendono il mestiere osservando i maestri e aiutandoli nel loro lavoro di creazione. Ecco, io penso di essere proprio quello. Sono stato il serventino di molti maestri, alcuni pi\u00f9 di altri dai quali ho pian piano imparato il mestiere. Ora che sono diventato a mia volta un mastro vetraio, posso soffiare cose abbastanza belle, portando avanti la mia bottega di oggetti importanti; facendo poesia, come si suol dire. La presenza dei nostri oggetti in oltre 100 musei del mondo credo sia una testimonianza abbastanza valida del fatto che ci\u00f2 che facciamo non sia poi cos\u00ec male.<\/p>\n<p>Fra i progetti che mi sono pi\u00f9 cari, potrei citare le penne che ho dedicato ad alcuni premi Nobel per la letteratura. L\u2019idea di disegnare penne speciali da dedicare a personaggi altrettanto degni di nota nacque con Saul Bellow, scrittore americano e premio Nobel del 1976. Pensai che riuscendo a conquistare lui, avrei avuto vita facile con tutti gli altri. Effettivamente and\u00f2 cos\u00ec. Quando facevo visita agli altri Premi Nobel dicendo che avevo dedicato una penna a Saul Bellow, ottenevo sempre un parere positivo. Per la creazione di questi oggetti unici mi rivolsi a grandi designer del calibro di Toyo Ito, Alessandro Mendini, \u00c1lvaro Siza Vieira e Oscar Tusquets Blanca. Ne derivarono cinque prodotti unici nel loro genere destinati ad altrettanto illustri personaggi come Wole Soyinka, Jos\u00e9 Saramago, Saul Bellow, Nagib Mahfuz, e Toni Morrison. Saramago in particolare fu il pi\u00f9 difficile in assoluto da conquistare. Inizialmente schivo e sulle sue, riuscii a \u201ccorromperlo\u201d e conquistarlo solo a prezzo di grandissimi sforzi.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una sua grande intuizione \u00e8 stata quella di portare i grandi architetti e designer a lavorare in un mondo apparentemente lontano dalla loro specializzazione, quello del gioiello, realizzando collezioni ospitate oggi nei pi\u00f9 importanti musei del mondo. Come \u00e8 nata questa idea?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019idea di dedicarmi alla creazione di gioielli nacque all\u2019incirca nell\u201982 con i primi due-tre pezzi creati per mia moglie. In seguito incontrai Michele De Lucchi, che stimo e credo sia il pi\u00f9 grande architetto italiano in quanto a sensibilit\u00e0 e qualit\u00e0 delle sue opere, con cui riuscii a ideare altri quattro-cinque pezzi. Da quei primi modelli, grazie a Ettore Sottsass e un gruppo di architetti americani fra cui Richard Meier e Michael Graves<em>, <\/em>cominci\u00f2 a concretizzarsi l\u2019idea di avviare una vera e propria attivit\u00e0. Oggi la produzione di gioielli riveste un\u2019importanza cruciale nella nostra azienda insieme a tappeti, mobili, penne e altri oggetti di valore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ci parli invece delle posate.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019idea delle posate nacque dopo essermi rovesciato sui pantaloni una forchettata di piselli. *ride* A quel tempo le famiglie bene utilizzavano le forchette San Marco, che nel \u2018700, alla loro creazione, funzionavano anche bene, ma essendo poi state rimaneggiate nel corso del tempo, ora presentavano non pochi difetti. Per dirne uno, la presenza di tre soli dentini. Proposi a Carlo Scarpa di ideare una forchetta pi\u00f9 performante. All\u2019epoca, eravamo nel \u201973, lui mi ignor\u00f2, ma tornammo a parlarne nel \u201977 quando, come mi disse, i tempi erano maturi.<\/p>\n<p>Non era raro per Carlo Scarpa fare questo tipo di ragionamenti dato che, come spesso lui diceva, per fare alcune cose era necessario avere delle idee, e non viceversa. Non era una persona cui si potesse dire \u201cfammi questa cosa\u201d e lui la faceva. Era l\u2019idea a guidarlo nei progetti. Nel \u201977 prese quindi vita un nuovo set di posate, un mix incredibile di artigianalit\u00e0 e design oggi ospitate in moltissimi musei del mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"width: 466px;\" class=\"wp-video\"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');<\/script><![endif]-->\n<video class=\"wp-video-shortcode\" id=\"video-28189-1\" width=\"466\" height=\"360\" preload=\"metadata\" controls=\"controls\"><source type=\"video\/mp4\" src=\"https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cinegiornale-_Radar_-presentazione-del-set-di-posate-Scarpa-Munari-Venezia-1978.mp4?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cinegiornale-_Radar_-presentazione-del-set-di-posate-Scarpa-Munari-Venezia-1978.mp4\">https:\/\/www.salvioniarredamenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Cinegiornale-_Radar_-presentazione-del-set-di-posate-Scarpa-Munari-Venezia-1978.mp4<\/a><\/video><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Qual \u00e8 per lei il ruolo dell\u2019artigiano nel processo creativo?<\/strong><\/p>\n<p>Artigianalit\u00e0 e idee credo siano una parte fondamentale e affatto prescindibile del mondo del design. Se non ci sono idee, non si fa design. Oggi per\u00f2 le cose sono molto diverse: internet ci d\u00e0 la possibilit\u00e0 di creare qualsiasi cosa in pochissimo tempo, dando vita a tutto in meno di niente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Lei ha vissuto da protagonista diverse epoche del mondo del design, con tutti i loro cambiamenti. Qual \u00e8 la sua opinione sulle estetiche e le tendenze oggi dominanti? C&#8217;\u00e8 qualche giovane designer che apprezza particolarmente? <\/strong><\/p>\n<p>A mio dire questo \u00e8 un momento un po\u2019 triste nella storia del design. Ogni cosa pu\u00f2 essere fatta subito e con poco sforzo grazie a software e aziende specializzati nel dar vita in poco tempo a qualunque tipo di progetto. Una gran innovazione, certo, che spesso per\u00f2 ha come effetto collaterale il non riuscire mai a produrre risultati realmente nuovi o, per meglio dire, \u201cinnovativi\u201d in senso stretto.<\/p>\n<p>Oggigiorno di quello che faceva Scarpa, Wright e Hoffman non c\u2019\u00e8 molto, se non nulla. E non \u00e8 un caso. Non \u00e8 infatti possibile creare quando il vero moto d\u2019ispirazione non \u00e8 l\u2019idea, bens\u00ec il tempo, il guadagno e la fretta. Per me il pensiero deve procedere pi\u00f9 lentamente, accompagnato \u2013 ove possibile \u2013 anche da un buon bicchiere di vino e riposare prima di vedere la luce. \u00c8 soltanto cos\u00ec che vengono fuori le idee importanti. Diversamente si rischia di dar vita a qualcosa che <em>sembra <\/em>nuovo, ma appunto, non lo \u00e8 per davvero. Se guardo oggi una rivista per divani, \u00e8 impossibile non notare quanto tutti i modelli sembrino uguali, diversi soltanto per qualche particolare e la firma in calce. In sostanza, si denota un appiattimento della scelta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>A proposito di artigianalit\u00e0: qual \u00e8 il rapporto con la sua Vicenza? Lei \u00e8 una figura cosmopolita e dagli ampi orizzonti e contemporaneamente con un saldo ancoraggio alla realt\u00e0 locale, come riesce a coniugare tutto questo? <\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0 sono vicentino d\u2019adozione. La mia vera patria \u00e8 il Friuli, e a Vicenza ho trascorso l\u2019infanzia perch\u00e9 era l\u00ec che abitavano i miei nonni materni. Amo molto questa citt\u00e0, sebbene tanti potrebbero definirla un po\u2019 troppo tranquilla. Mia moglie, che \u00e8 napoletana, non si \u00e8 mai trovata davvero bene qui, ma per me rappresenta da sempre un legame non solo con la famiglia, ma anche con le mie passioni. Qui c\u2019\u00e8 l\u2019artigianato con ferro e legno, e sempre vicino, la Venezia del vetro.<\/p>\n<p>Viaggiando molto ho avuto modo di conoscere tante altre realt\u00e0 con cui ho stabilito legami particolari, Roma e Napoli per esempio. Il ritmo e il calore di quelle terre associano alla passione per il lavoro anche la possibilit\u00e0 di creare rapporti pi\u00f9 intimi, fatti di cordialit\u00e0 e amicizie. Milano ha invece un altro sapore: pi\u00f9 caotica e affannata, la cosiddetta \u201cMilano da bere\u201d, rende difficile uscire un po\u2019 dal seminato, seguendo schemi pi\u00f9 liberi.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ha qualche progetto futuro per lei e la sua attivit\u00e0? <\/strong><\/p>\n<p>Al momento, conto di vivere fino a 120 anni *ride*.<\/p>\n<p>Anche ora che non sono pi\u00f9 un ragazzino mi sto dedicando a progetti e idee per il futuro dell\u2019azienda. Affiancato dai miei collaboratori e soprattutto da mio nipote Alessandro mi sto dedicando a novit\u00e0 inerenti tappeti, gioielli e altri oggetti importanti che da sempre hanno fatto la nostra fortuna. In poche parole, mi diverto.<\/p>\n<p>Al momento la tabella di marcia \u00e8 fissata su piani quinquennali, come altri prima di me solevano fare. Ci rivedremo quindi nel 2025 che spero sar\u00e0 ricco di novit\u00e0 e grandi idee.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Courtesy of Maggiore Design &#8211; Galleria d&#8217;Arte Maggiore g.a.m., Bologna\/Milano\/Paris <\/strong><\/p>\n<p><strong>Photo: Michele Sereni, Pesaro<\/strong><\/p>\n<p><strong>Video: Archivio storico Istituto Luce, Cinegiornale &#8220;Radar&#8221;, presentazione del set di posate Scarpa-Munari, Venezia 1978<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sua traiettoria artistica \u00e8 sempre stata poliedrica, portandola ad interpretare contemporaneamente diversi ruoli. 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