Il primo centro produttivo (Ebanisteria Castelli) era strutturato come un insieme di piccole botteghe artigiane specializzate nella produzione di mobili tradizionali in legno di alta qualità. Con l’inizio del XX secolo, l’azienda abbandona la dimensione domestica e diventa fornitore ufficiale di grandi enti pubblici italiani, ampliando le proprie strutture produttive a Bologna con nuovi stabilimenti. Nel secondo dopoguerra l’azienda cambia nome, assumendo quello di Anonima Castelli e focalizzando la produzione sul mondo dell’ufficio e degli spazi comunitari.
La collaborazione con grandi progettisti dell’epoca come Giancarlo Piretti e la creazione del Centro Studi e Progetti cambia radicalmente l’approccio aziendale al design, trasformandola in una fucina di innovazione tecnologica e ridefinizione dei canoni estetici dell’arredo collettivo. In quegli anni, Anonima Castelli lancia sul mercato prodotti destinati a divenire dei veri e propri classici di settore, come la sedia DSC 106, la sedia Plia e la sedia Vertebra, sviluppata da Giancarlo Piretti ed Emilio Ambasz. Altri nomi importanti che associano il proprio talento creativo ad Anonima Castelli sono Richard Sapper, Ferdinand Alexander Porsche, Charles Pollock, Enzo Mari e Michele De Lucchi.