Memphis Milano
Fuji Madia
La madia Fuji di Memphis Milano, disegnata da Arata Isozaki, è un progetto emblematico che unisce cultura orientale e sperimentazione postmoderna. Il nome richiama il Monte Fuji, evocato attraverso una composizione di volumi netti e sovrapposti, in cui geometria e colore diventano strumenti espressivi. Fuji interpreta il mobile contenitore come un oggetto architettonico, capace di affermare una presenza scenica forte e autonoma nello spazio. Lontana da ogni logica funzionalista tradizionale, la madia si distingue per il suo linguaggio simbolico e per l’uso consapevole di superfici decorative e contrasti cromatici. Il progetto riflette la visione di Isozaki, in equilibrio tra rigore intellettuale e libertà formale, e incarna perfettamente lo spirito Memphis, trasformando l’arredo in un gesto culturale e provocatorio.
L.36 x P.36 x H.73/113 cm
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Memphis nasce nel 1980 come espressione del radical design incarnato nel genio creativo di Ettore Sottsass, figura cardine attorno alla quale si radunano giovani designer e architetti di tutto il mondo. Un’idea unica, geniale e avveniristica ispira questo gruppo di promesse del design contemporaneo che si mettono al lavoro per dar vita a una collezione di oggetti capaci di incarnare non soltanto la più alta espressione del movimento radicale, ma il suo esplicito coronamento plasmato dalle sapienti mani di Ettore Sottsass, Aldo Cibic, Matteo Thun, Marco Zanini, Martine Bedin, Michele De Lucchi, Nathalie Du Pasquier e George Sowden. Scopri di più
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Arata Isozaki
Arata Isozaki (1931-2022) è stato una delle più grandi archistar giapponesi del XX secolo. La sua lunghissima carriera è culminata con la vittoria nel 2019 del Premio Pritzker, massima onorificenza nell’ambito dell’architettura, ed è stata segnata dalla tenace volontà di non legarsi a un singolo stile o moda, in una continua evoluzione personale in costante dialogo con le tendenze del momento. La sua carriera ha inizio negli anni ’50 sotto l’ala protettiva del grande architetto brutalista Kenzo Tange, altra grande archistar giapponese nota in tutto il mondo. Dopo un decennio passato lavorare nello studio del maestro decide nel 1963 di mettersi in proprio per fondare l’Arata Isozaki Atelier e si avvicina allo stile del Movimento Metabolista, visionaria corrente emergente che caratterizzò fortemente il dibattito teorico dell’architettura giapponese in quegli anni. Presto dissociatosi da certi eccessi del metabolismo, a partire dagli anni ’70 Isozaki approda a un richiamo più esplicito dei modelli storici dell’architettura occidentale, spesso decostruiti in senso straniante attraverso una sovrapposizione di elementi tipici dell’architettura giapponese. Punto d’arrivo di questa visione è il progetto per lo Tsukuba Center Building (1979-83), espressione di uno storicismo rivisitato che lo avvicina ai grandi maestri del Post-Modernismo in voga in quegli anni. Sempre negli anni ’80 ha le sue esperienze più rilevanti anche nel campo del product design con gli arredi disegnati per il collettivo Memphis guidato da Ettore Sottsass e i gioielli realizzati per Cleto Munari, tutti venati da un senso dell’ironia tipicamente post-moderno. Nel frattempo la su ricerca architettonica si avvicina alla maturità con opere come il MOCA – Museum of Contemporary Art di Los Angeles (1986) o la strabiliante Art Tower Mito a Tokyo (1986-1990). Negli ultimi anni della sua vita stringe infine un forte rapporto con l’Italia, fondando nel 2005 in partnership con Andrea Maffei una branca estera del suo studio e dando vita a progetti quali il Palasport Olimpico di Torino (2005) o la Torre Allianz protagonista del nuovo quartiere di CityLife a Milano (completata nel 2015).Scopri di più







